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Cosa facciamo

Mamma Salute offre al paziente consulenze di Medicina Funzionale e Medicina Sistematica Integrata con l’obiettivo di far ritrovare al paziente lo stato psicofisico ottimale.

In questa pagina ci sembra opportuno chiarire il concetto di Medicina Funzionale e Medicina Sistematica Integrata perchè confrontandoci con la collettività ci siamo accorti che di questi termini “moderni” la maggior parte delle persone non conosce il significato.

Questo può succedere per diversi motivi:

  • Il paziente non si prende la responsabilità di approfondire le varie opportunità che offre la medicina;
  • Molti professionisti denigrano questo tipo di approccio semplicemente perchè non lo conoscono e scelgono, invece di approfondire o delegare a colleghi in grado di affrontare la materia con competenza, di parlarne male; questi stessi “professionisti” ad una analisi più attenta sono i più “ignoranti” in materia;
  • Si ha l’impressione che la comunità scientifica o politica a volte per convenienza decida di strumentalizzare certi fatti o certe informazioni sull’argomento per ottenere un effetto mediatico di comodo;
  • Il paziente non ha mai avuto la fortuna di conoscere noi o persone come noi che quotidianamente lavorano con questi criteri raggiungendo ogni giorno risultati eccezionali e con il minimo impatto sul paziente

Ci siamo accorti inoltre che non tutte le persone sono a conoscenza delle innumerevoli opportunità terapeutiche che offre questo approccio.

L’intuizione della Medicina Funzionale prevede una terapia combinata sulla cellula e sul connettivo poichè non è pensabile pensare ad una realtà cellulare senza il suo ambiente circostante che è il connettivo con il suo ruolo di sostegno e di regolazione di tutte le funzioni dell’organismo.

Pertanto il ripristino del trofismo e della funzione di regolazione connettivale è uno dei pilastri più importanti della terapia in medicina funzionale e si attua con il drenaggio delle scorie metaboliche accumulate.

Il connettivo in medicina funzionale ha non solo un ruolo di sostegno ma anche di regolazione fondamentale e viene considerato una vera e propria unità funzionale.

Il termine MEDICINA FUNZIONALE è stato proposto per la prima volta nel 1987 dal dott. H. Schimmel, con esso ci si riferisce a tutto il bagaglio medico accumulato a partire dagli inizi del ‘900 ed utilizzato con una visione “integrata” di salute e di malattia, prendendo cioè sempre in considerazione l’organismo come “Sistema Uomo” anche per comprendere processi patologici localizzati.

La Medicina Funzionale è una lettura dell’organismo nella sua interezza con una impostazione teorica e pratica specifica ed una sua caratteristica strategia terapeutica.

Il termine disturbo funzionale pertanto può essere applicato sia in presenza che in assenza di danni o compromissioni organiche.

Il disturbo funzionale può essere accompagnato o non essere accompagnato da lesione organica rilevabile, per contro non è detto che una alterazione organica rilevabile si accompagni per forza ad un disturbo della funzione dell’organo o del tessuto coinvolto.

Nella pratica clinica ambulatoriale è frequente che il paziente lamenti disturbi che non siano rilevabili oggettivamente.

Ad esempio può esserti capitato in prima persona di aver avvertito alcuni sintomi a carico di un certo distretto corporeo e a seguito di approfondimenti diagnostici specifici non aver trovato nessun dato rilevante coerente con questo disagio.

Oppure puoi aver sentito dire di persone che si sono ripetutamente rivolte al medico con lo stesso disturbo lamentandosi per non essere riusciti a risolverlo. Il risultato finale consiste quasi sempre nel sentirsi etichettati come pazienti noiosi o addirittura ipocondriaci, oppure come affetti da un disturbo psicosomatico.

Nell’esperienza ambulatoriale in medicina generale ad Eva è capitato spesso di confrontarsi con pazienti con disturbi gastrointestinali privi di diagnosi clinica e “imbottiti” di farmaci che non erano in grado di migliorare in alcun modo la situazione.

Tipico è poi l’esempio di dolori articolari risolti solo temporaneamente con l’assunzione di farmaci antalgici o antiinfiammatori che immettono il paziente in un circolo vizioso in cui non solo la situazione riemerge ma si creano effetti collaterali a cascata su altri organi.

Molto spesso l’approccio medico si limita a sopprimere il sintomo, invece per la Medicina Funzionale questo rappresenta una chiave di lettura importante per ricostruire il percorso caratteristico della patologia, fino ad individuare le cause della stessa e il distretto iniziale da dove si è originata, che molto spesso non ha evidente correlazione con quello che presenta il sintomo.

Per esempio è possibile correlare funzionalmente un mal di testa ricorrente con un disturbo funzionale di Stomaco piuttosto che di Fegato, anche se l’organo non manifesta alterazioni evidenziabili.

L’approccio ottimale è modulare il sintomo, dopo aver compreso il significato dello stesso e aver individuato l’organo che ha generato il disturbo in una visione dinamica di Catena Causale.

A questo punto si tratta di scegliere la terapia che è caratterizzata dal miglior rapporto rischio/beneficio, attingendo sia alla Medicina Classica (allopatica) che alla Fitoterapia, Biofarmaceutica Vegetale ed Applicata, Omotossicologia e Omeopatia di Risonanza.

Infatti la Medicina non deve essere oggetto di faziosità da parte dei medici, poichè essa è una e unica e può disporre di innumerevoli strumenti terapeutici. Soprattutto perchè l’obiettivo del Medico dovrebbe essere la Salute e la qualità di vita del paziente.

La Medicina Sistematica Integrata propone proprio un approccio di questo tipo, che non si limiti soltanto ad un miglioramento sintomatico ma miri ad un miglioramento e ad una stabilizzazione di tutto il quadro clinico.

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